Don Salvatore Napoleone – il quartiere Capo e il Progetto Cattedrale

Era il 16 settembre del 1993, ero poggiato, affranto, ad uno dei pilastroni che sostengono la cupola della Cattedrale, davanti a me la cassa con dentro il corpo esanime di Padre Pino Puglisi ucciso poche ore prima dalla mafia. Mi  risonava in testa quanto mi aveva detto qualche mese prima, quando ci siamo incontrati ad una commemorazione poco frequentata del Giudice Borsellino, lamentava con grande amarezza, stampata, come mai avevo visto, in quel viso gentile e sempre sorridente, di quanto questa Città lasci soli chi combatte la mafia. Ecco in quei momenti ho avuto chiaro e presente che mi parlava di sé. Nel frattempo mi si avvicinò Salvatore, si Don Salvatore Napoleone, grande amico fraterno di Pino, mi aveva confidato qualche tempo prima, intimandomi di non dirlo a nessuno, di averlo aiutato concretamente per l’apertura del Centro Padre Nostro. Mi fissa e mi dice: “non può finire così! La mafia non può vincere! Dobbiamo rendere testimonianza della sua opera dandogli continuità, anche qui nella nostra Parrocchia! vedi come ci possiamo organizzare! La sua idea era quella di creare qualcosa di simile al Centro Padre Nostro.

Alla fine optammo di non dare vita ad una associazione ma di dare nome e struttura ad un progetto di pastorale di evangelizzazione e promozione umana che coinvolgesse tutta la Comunità Parrocchiale. Nacque così nel 1994 il Progetto Cattedrale, come ebbe a raccontare lo stesso Don Salvatore Napoleone, il 28 aprile del 2001, pochi mesi prima di ritornare al Padre che amava con tutte le sue forze, al Cardinale De Giorgi in visita pastorale nella nostra Parrocchia:  “Nel febbraio 1994, ancora viva la grande emozione del martirio del carissimo don Pino Puglisi, che tanti volevano etichettare come prete antimafia ma che in verità del Vangelo aveva fatto fine e mezzo dedicandogli per intero tutta la vita, abbiamo assunto, durante la visita pastorale del suo predecessore, 1'impegno di riscoprire il gusto del Vangelo e del cristianesimo quale scelta di vita vissuta. In quella occasione, e oggi lo rinnoviamo, dicevamo: ``... con la politica dei piccoli passi, rispettando i nostri limiti personale e di risorse materiali, stiamo dando vita al `progetto cattedrale', progetto di evangelizzazione, di santificazione e di promozione umana. Noi invochiamo il Signore perché con il concorso di tanti uomini di buona volontà, si riesca a portare il Cristo vivo nel cuore del popolo della parrocchia con la testimonianza di un impegno a favore di quanti soffrono. Testimonianza fatta di preghiera, di vita liturgica, di gesti e comportamenti concreti che diano risultati tangibili".

Il Progetto Cattedrale: “progetto di evangelizzazione, di santificazione e di promozione umana, come quello di Padre Pino Puglisi, “per” e non “contro”, ma, proprio per questo, alternativo a qualsiasi forma di oppressione e mercificazione della dignità della persona umana, un Progetto che non era di una sola o poche più persone ma di tutta una Comunità, che era chiamata, dal suo pastore, ad uscire dal recinto di una visione e dimensione ristretta ed autoreferenziale di sé ed ad aprirsi con coraggio al mondo, alle persone “qui ed ora”. dialogando ed offrendo loro la “cooperazione sincera” al fine “d'instaurare quella fraternità universale che corrisponde alla grandezza somma della vocazione dell'uomo ed alla presenza in lui di un germe divino, senza alcuna ambizione terrena ma per continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito. (da Gaudium et Spes, 3).

La porzione di mondo della Parrocchia Cattedrale a cui si aggiunse quello della Parrocchia S. Stanislao Kostka, quando Padre Salvatore ne assunse la cura quale “amministratore parrocchiale”, si estende ancor oggi per tutto il Quartiere Capo, un tratto dell’antico Cassaro e il limite settentrionale del quartiere Albergheria. Qui ancor oggi, abita e vive, spesso in case fatiscenti malgrado la grande opera di recupero urbanistico di fine secolo scorso, una umanità in grande difficoltà, la cui la dignità di persona umana ed i suoi diritti sono avviliti e calpestati da prassi di sfruttamento, quale il lavoro in nero, precario e sottopagato. Un territorio in cui l’abusivismo e l'arte di arrangiarsi sono elevati a sistema e i proventi della piccola criminalità non sono visti come profitti illeciti, ma come retribuzione di un lavoro a rischio Un disagio esistenziale che si è strutturato in prassi di vita e paradigmi culturali, da difendere anche nella paura che possa andare peggio. Un popolo di tutti battezzati in cui in tanti, a motivo di questo esistere nel disagio senza speranza di uscita, perdono la fiducia, la stima ed il rispetto di sé lasciandosi vivere senza voglia di riscatto o reazione o facendosi allettare dai presunti vantaggi offerti dalla criminalità più o meno organizzata.

Una umanità in cui è però fortissimo il senso della Comunità familiare, di vicolo o di contrada, spesso elevati a patria, con il desiderio di ritornarvi quando si è costretti ad allontanarsi, di forte generosità con gesti di altruismo commoventi e ricca di tanti nuclei familiari, che pur nella precarietà della propria esistenza, vivono con grande decoro e dignità.

Uomini, donne e bambini che Don Salvatore conosceva benissimo quasi uno per uno. Era un padre ed un fratello presente quando c’era bisogno, di un conforto, ma anche per scambiare qualche battuta, anche scherzosa e di bonario sfottò, come quando per la befana a tutte le donne che incontrava rivolgeva gli auguri di buon onomastico! Il tratto di strada dalla Cattedrale alla chiesa di S. Stanislao Canonica che solitamente percorreva due volte al giorno fermandosi continuamente a parlare e salutare un bel po' di persone, noi suoi amici e collaboratori lo avevamo etichettato come la quarta navata della Cattedrale.

Questa Comunità di uomini e donne di tutte le età e condizioni sociali, che frequentasse o non frequentasse la chiesa ed i gruppi ecclesiali era la sua famiglia, di cui aveva un altissimo senso, sia per vocazione sacerdotale che per esperienza di vita per l’amore smisurato che aveva verso la sua famiglia naturale, unitissima anche e dopo la prematura morte del padre. Di questo suo sentire il Progetto Cattedrale doveva esserne segno e promozione, un tempo ed un’occasione in cui tutti potessero riconoscersi, conoscersi, parlarsi, magari litigare ma operare per costruire insieme, ognuno con le sue competenze, le sue capacità, i suoi tempi, i suoi carismi; in cui nessuno doveva sentirsi escluso. Non è quindi casuale se il Progetto Cattedrale ha avuto nel Gruppo famiglia da lui fondato nel 1991 in Cattedrale, il suo “asset” portante ed il gruppo di coordinamento.

Quando presentammo al Cardinale Pappalardo nel 1994 il Progetto Cattedrale lui ne colse la carica missionaria e la pose in continuità con la Missione Palermo da lui lanciata anni prima e ci incoraggiò a proseguire con determinazioni malgrado gli inevitabili ostacoli che ci assicurò avremmo incontrato. Si il Progetto Cattedrale è stato un progetto di Missione e questo Don Salvatore lo rimarcò al Cardinale De Giorgi ed a tutti i presenti in occasione della già citata visita pastorale del Cardinale De Giorgi in Cattedrale: “Consapevoli come siamo che non vi è vera promozione umana fuori dal vangelo, tutte le iniziative dei nostri gruppi di promozione umana sono programmate e realizzate come strumento di catechesi sforzandoci di presentare e facendo vivere il Cristo incarnato. Il mistero dell'incarnazione è il paradigma, il modello della nostra opera apostolica nel nostro territorio: come Cristo ha assunto la nostra natura umana, cosi attraverso il nostro impegno desideriamo assumere l'umanità che qui vive e tentare di ricondurla a Cristo, il vero uomo”.

Nella stessa occasione Don Salvatore ebbe a sottolineare un altro tratto distintivo del Progetto Cattedrale: ricevere e donare amore gratuito e disinteressato, pronto anche al sacrificio di sé., disse infatti: “A motivo della particolare situazione in cui si trova a vivere 1'uomo in questo nostro quartiere, che ancora rimane sfigurato nonostante il lento recupero edilizio degli ultimi tempi, 1a nostra comunità è prepotentemente chiamata a riscoprire e dunque a vivere la carità come attenzione premurosa e piena di amore verso i più poveri dei nostri fratelli”.

Era fortemente convinto che “la rinascita del centro storico potrà essere accelerata quanto più presto questo spirito di carità animerà la gente che lo abita, e quant'altri hanno a cuore questa stupenda parte di citta e tormentata umanità”. Per questo motivo tutte le iniziative del “Progetto Cattedrale”, anche quelle che hanno avuto come mezzo il gioco e l'effimero, hanno avuto l'obiettivo di dimostrare che il reciproco rispetto e comprensione, il prendersi fraternamente cura l’uno dell’altro, la spinta a realizzare una comunità di intenti condividendo ed integrando tutte le risorse disponibili fossero strumento essenziale per raggiungere grandi obiettivi compreso quello del favorire condizioni di vita meno disagiate e più liete da vivere.

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L’esser famiglia nel territorio non sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento e la partecipazione attiva al Progetto Cattedrale delle Confraternite del quartiere Capo. Quello che poteva essere un rischio ed una difficoltà, vista l’esperienza di Padre Pino Puglisi a Brancaccio, al Capo è stata una grande risorsa per entrare e vivere tra la gente.  Le Confraternite ancor prima che mezzo sono state promotori e facitori di comunità. Hanno ascoltato e seguito Padre Salvatore che, come ricorda Salvo Damiano della Confraternita di Maria SS. dei Sette Dolori, così loro si rivolgeva: “… E’ necessario che la confraternita sia testimonianza della presenza della Chiesa, della parrocchia nel territorio. In mezzo a tutto questo “scrusciu ri batteria” dovete fare sentire la voce di Cristo fra le strade del quartiere…”

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In una realtà umana che, come abbiamo detto prima, ha strutturato in cultura e stile di vita l’assuefazione a situazioni di degrado sociale, da non confondere con la cultura popolare che è cosa ben diversa, la speranza di “smontare questi meccanismi era affidata al prendersi cura dei bambini sia nel tempo della preparazione catechetica al ricevimento della Prima Comunione che con la presenza attiva nel loro vissuto coinvolgendo in questo le loro famiglie.

Le iniziative del Progetto Cattedrale, coinvolgenti tutta la Comunità Parrocchiale, compresi quindi i gruppi di post Comunione, i giovani confrati ed i ragazzi dell’oratorio per strada sono state l’occasione e lo stimolo per tanti di loro di scoprire la bellezza dello stare insieme e, da operatori di volontariato, condividere una esperienza umana e di Chiesa. ...

Presto ci rendemmo conto con Don Salvatore che per uscire dal disagio e dalla emarginazione era necessario considerare la dimensione sociale dei problemi oltre che quella individuale e che il sostegno emergenziale al singolo nel bisogno, opera pur necessaria, non era sufficiente ad avviare processi virtuosi di uscita dal disagio e dalla emarginazione sociale. Dovevamo osare una la dimensione politica della Carità , come oggi scrive Papa Francesco nella sua enciclica “Fratelli tutti”, conferire al Progetto Cattedrale una dimensione ed una voce politica, non nel senso della partecipazione partitica, bensì della “ricerca del bene comune che richiede la capacità di trovare i percorsi efficaci che ne assicurino la reale possibilità” (Fratelli tutti, 180). Era evidente all’inizio del “progetto Cattedrale” come anche qui nl quartiere Capo “l’incuranza sociale e politica fa di molti luoghi del mondo delle strade desolate (Fratelli Tutti 103).

Nella già citata relazione in occasione della vista pastorale nella Parrocchia Cattedrale Don Salvatore Napoleone così diceva: “In un contesto in cui la politica è vista, vissuta e apprezzata come dispensatrice di favori, anche quando si chiedono provvedimenti che rispondono a legittime aspirazioni e dovute attese dei cittadini, 1'obiettivo che ci siamo proposti e per il quale lavoriamo a quello di essere da stimolo perché la pubblica autorità si impegni ad essere realmente e fattivamente attenta all'uomo che qui abita. Abbiamo cercato di farci portavoce delle istanze della nostra gente, segnalando problemi, disfunzioni, ritardi, possibili aree di intervento”.

Non ci si è limitato alla sola denuncia ed esser voce di chi non è voce ma si sono avanzate proposte e realizzate iniziative concrete avendo presente, come ci siamo detti in diversi incontri con Don Salvatore, che il disagio sociale del quartiere era si dovuto ad una disattenzione della Pubblica Amministrazione che si manifestava nella carenza di servizi essenziali, ma anche ad un deficit culturale, soprattutto di conoscenze, alla mancanza di lavoro e al distacco della Città dal suo Centro storico, non visto come risorsa di sviluppo bensì come realtà da cui tenersi lontani.

Ricucire il rapporto con la città è stato impegno prioritario del Progetto Cattedrale. Portare i Palermitani a riscoprire e frequentare il centro storico è stato il fine di diverse iniziative oltre a quelle già citate.  ...

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Il Capo fin quasi agli anni 60 del secolo scorso era cuore nevralgico dell’economia palermitana costruita su piccole imprese artigianali a conduzione familiare ed attività commerciali, configurandosi come un centro commerciale antelitteram dove si poteva trovare di tutto: alimenti, arredo per la casa, abbigliamento, fai date, antiquariato, passamaneria, mercerie per sarti, ecc. …. Le distruzioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, l’affermarsi della produzione industriale che mise in crisi i piccoli operatori e li spinse ad emigrare verso le grandi industrie del nord, il richiamo forte del posto fisso offerto dall’impiego nel Pubblico e la scelta dissennata di non ricostruire le antiche case del Centro ma di costruirne di nuove oltre le antiche mura consegnarono il Capo e tutto il Centro storico ad un lento declino economico senza via di uscita se non si trovava un’altra risorsa che opportunamente utilizzata desse una spinta di rinascita economica. Questa risorsa, oltre al rilancio del mercato popolare del Capo l’abbiamo individuato nella offerta di servizi turistici.

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Per generare quella che noi abbiamo chiamato “una città a vocazione turistica” abbiamo scelto di fornire una esemplificazione ed un modello concreti che potessero stimolare l’iniziativa di altri operatori e di farlo proprio in Cattedrale, meta di tutti i turisti in visita nella nostra città. Sotto la guida di Don Salvatore, all’interno del Progetto Cattedrale, abbiamo costituito il “Centro di Accoglienza turistica” quale espressione di una comunità che si fa prossima del suo ospite, gli dà il benvenuto, offre servizi che non solo gli rendono piacevole la visita ma lo includono nel suo vissuto di cammino di fede quale testimoniato dal monumento nel suo insieme ma anche da quello del suo operare nel qui di oggi.

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Oggi il Progetto Cattedrale, esteso a tutte le Comunità Parrocchiali dei quartieri Capo ed Albergheria, territorio della seconda Zona Pastorale del Secondo Vicariato della nostra Arcidiocesi continua ad operare, con la stessa ispirazione e motivazione, sotto il nome di “Progetto Albergheria e Capo Insieme per la promozione umana”

In questi 26 anni di operatività le Comunità Parrocchiali, nella condivisione del “Progetto Cattedrale” prima ed “Albergheria e Capo Insieme” dopo, hanno dato un forte contributo in quel cambio di atteggiamento culturale verso le situazioni di crisi e di disagio, di cui oggi sono segno S.O.S. Ballarò, l’Ass. Cassaro Alto, l’A.P.S. Le Balate, la Cooperativa Terradamare, l’Officina Territoriale del Progetto Policoro che vedono impegnati soprattutto gli abitanti dei due quartieri in un processo di democrazia partecipata dal basso in cui ognuno può aver voce, avanzare proposte ed impegnarsi. Si è così realizzato quello che era il fine pastorale di Don Salvatore che risulta evidente da queste sue parole: E' chiaro che non intendiamo ascrivere alla nostra azione quanto di buono a stato fatto nel quartiere in questi anni, ma raccontare semplicemente quale è il nostro modo di essere della nostra comunità nel nostro quartiere”.

Concludo condividendo con il lettore che Don Salvatore, nostro pastore attento, premuroso, protettivo al massimo, quando lo andavamo a trovare per compiacerci insieme della buona riuscita di un evento ci gelava con: Picciotti! Non va! Possiamo fare e dobbiamo fare di più e meglio! Dopo pochi giorno la sua morte mi è apparso in sogno e mi ha detto: Qui sono contenti di quello che facciamo giù! Mi sono svegliato e tra me e me sorridendo mi son detto: finalmente!!!

Estratto del testo "il quartiere Capo e il Progetto Cattedrale" di Tommaso Calamia tratto dal libro "CON PASSIONE. IN RICORDO DEL PRESBITERO SALVATORE NAPOLEONE"  edito da We can Hope editore, aquistabile presso la Librerie Paoline.